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EVANGELIZZARE: come? (contributo di Tiziano Manzoli)

giovedì 3 dicembre 2015

EVANGELIZZARE: come? (contributo di Tiziano Manzoli)E' una bella domanda!
E sembra quasi una domanda retorica, perché sappiamo che in fin dei conti, come mostra l’immagine scelta, chi evangelizza è solo e sempre Gesù Cristo. Lui l’ha fatto di persona 2000 anni fa, ha continuato a farlo nell’arco di tutto questo tempo, attraverso tante persone e continua a farlo anche oggi e per sempre anche attraverso di noi, con le nostre parole e le nostre azioni. Per questo ci ha detto allora: “Io sarò con voi fino alla fine” in Mt 28,20.
Già, però Papa san Giovanni Paolo II e poi Papa Benedetto XVI avevano parlato e scritto in diverse occasioni, nel recente passato, della necessità che la Chiesa cattolica iniziasse una Nuova Evangelizzazione.

Ma cosa può significare questa parola per noi gente comune?

Evangelizzare in poche parole significa FAR CONOSCERE, far capire qualche cosa sul Dio di Gesù Cristo, come dice S. Paolo che l’aveva capito già 2000 anni fa in Rm 10,14-17: «Ora, come invocheranno colui nel quale non hanno creduto? Come crederanno in colui del quale non hanno sentito parlare? Come ne sentiranno parlare senza qualcuno che lo annunci? E come lo annunceranno, se non sono stati inviati?
Perché se con la tua bocca proclamerai: «Gesù è il Signore!», e con il tuo cuore crederai che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo. Con il cuore infatti si crede per ottenere la giustizia, e con la bocca si fa la professione di fede per avere la salvezza. Dice infatti la Scrittura: Chiunque crede in lui non sarà deluso. Poiché non c'è distinzione fra Giudeo e Greco, dato che lui stesso è il Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che lo invocano. Infatti: Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato. Dunque, la fede viene dall'ascolto e l'ascolto riguarda la parola di Cristo

Per noi è quindi evidente e chiaro che se la Chiesa non evangelizza non compie il mandato che le ha affidato Gesù: "Andate e annunciate a tutti". Forse che questa spinta si è smorzata, o si è come affievolita? O forse che la Chiesa ha vissuta l'ultimo secolo, o anche di più, sugli allori, nel senso che la società viveva su un fondamento tutto sommato ancora cristiano?

Ma forse dobbiamo anche chiederci: cosa vuol dire Evangelizzare oggi?
Evangelizzare vuol dire altro che far conoscere il Vangelo, ma quale? Far conoscere la salvezza operata da Dio attraverso i secoli e i millenni, come ci ricordano le parole di Zaccaria in Lc 1,76: “E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell'Altissimo perché andrai innanzi al Signore a preparargli le strade, per dare al suo popolo   la conoscenza della salvezza nella remissione dei suoi peccati.”
A questo punto credo sia necessario far comprendere bene che c'è tutto sommato, una differenza sostanziale tra queste due parole: Vangelo e Buona Notizia, o Lieta Notizia, checché se ne dica, e credo sia bene chiarirle per tutti i cristiani battezzati. In origine invece, 2000 anni fa, quando non c’erano ancora i testi scritti e un cristiano diceva di voler annunciare il Vangelo, l’ascoltatore comprendeva trattarsi di una Buona Notizia.

Quindi la Bella Notizia o Lieta Notizia è Vangelo e viceversa, ma oggi nel pensiero collettivo della gente comune, la parola Vangelo comprende tutto quanto è stato scritto nei 4 vangeli di: Matteo, Marco, Luca e Giovanni.
Invece la Buona Notizia anche se è tratta non solo dai 4 evangelisti, ma anche da Paolo, è qualcosa di più sintetico, è un concentrato, ma contiene l’intero, è più facilmente comprensibile da tutti e quindi da tutti più facilmente annunciabile, specialmente dalle, alle giovani generazioni.
Questo non toglie che chi riceve, ascolta e accoglie in sé la Bella Notizia, non senta poi il desiderio di capire di più e di comprendere meglio COLUI che è la Buona Notizia e COLUI che ha mandato la Bella Notizia in carne e ossa 2000 anni fa sulla terra a tutti i popoli e continua a farlo tutt’oggi e per sempre. E quindi non senta anche il bisogno di conoscere quanto è scritto nei 4 vangeli e magari non senta il bisogno di avere un incontro personale con questo COLUI, propiziato da proposte significative.

Solo Papa Francesco ha individuato il centro della Nuova Evangelizzazione, che è stato perso purtroppo nei secoli, e ha dato delle indicazioni sul come fare. L’ha scritto in Evangelii Gaudium, ma lui oltre alle due parole già dette, parla di Kerigma al n° 164. Kerigma è forse una parola sconosciuta dai più, certamente non conosciuta dalla gente comune e significa: “primo annuncio”. Certo è una parola che non si confonde con la parola “Vangelo” e quindi aiuta a capire che è qualcosa, come si diceva, di sintetico e di ben comprensibile da tutti. Certo, ma mentre è corretto dire: annunciare il Vangelo, non è corretto dire: annunciare il Kerigma, sarebbe come dire: annunciare il primo annuncio, un doppione!
Così mentre il Kerigma contiene già in sé la spiegazione, quanto scrive Paolo in 1Cor 15,1-5, la Buona Notizia è un po' più aperta, ha in sé il senso di tutta la nostra fede: il dono della Salvezza per la Vita Eterna, ottenutoci da Cristo morto e risorto: il Kerigma.
E’ bene tener conto che fino a qualche decennio fa, l'Evangelizzazione spettava, o era di competenza solo della gerarchia: Papa, Vescovi e preti, magari con le suore e i frati. Ai laici era richiesta la sola testimonianza con le opere.
Un po’ limitante perché in realtà da sempre, la parola testimonianza significa principalmente racconto con parole di ciò che una persona ha visto o sentito, in quanto testimone fisico di un fatto compiuto da altri. Oggi nella Chiesa ci si è accorti che la testimonianza non è più sufficiente. Viene quindi riconosciuto che le opere da sole non riescono a far comprendere bene la Buona Notizia, come fa notare il card. Bagnasco nella sua relazione finale al Convegno di Firenze: «Il testo del Santo Padre andrà meditato con attenzione, quale premessa per riprendere, su suo invito, l’Esortazione apostolica Evangelii Gaudium nelle nostre comunità e nei gruppi di fedeli, fino a trarre da essa criteri pratici con cui attuarne le disposizioni….
Ben venga, quindi, l’impegno – appena risuonato – a formare all’audacia della testimonianza, come quello di promuovere il coraggio della sperimentazione, secondo quanto richiesto soprattutto dai giovani. Il passaggio successivo consiste nell’annunciare la persona e le parole del Signore, secondo le modalità più adatte perché, senza l’annuncio esplicito, l’incontro e la testimonianza rimangono sterili o quantomeno incompleti.
»

Già all'incontro mondiale coi giovani a RIO nel 2013, prima quindi della pubblicazione di Evangelii Gaudium, Papa Francesco aveva detto loro che potevano portare la Buona Notizia a tutti. “Andate senza paura, per servire. Qualcuno potrebbe pensare: Non ho nessuna preparazione speciale, come posso andare e annunciare il Vangelo?”. Caro amico, la tua paura non è molto diversa da quella di Geremia, abbiamo appena ascoltato nelle lettura, quando è stato chiamato da Dio a essere profeta. «Ahimè, Signore Dio! Ecco, io non so parlare, perché sono giovane». Dio dice anche a voi quello che ha detto a Geremia: «Non avere paura [...], perché io sono con te per proteggerti» (Ger 1,7.8). Lui è con noi!... Seguendo queste tre parole sperimenterete che chi evangelizza è evangelizzato, chi trasmette la gioia della fede, riceve più gioia… Cari giovani: Gesù Cristo conta su di voi! La Chiesa conta su di voi! Il Papa conta su di voi! Maria, Madre di Gesù e Madre nostra, vi accompagni sempre con la sua tenerezza: “Andate e fate discepoli tutti i popoli”. Amen.”
Poi ancora nell'Esortazione, che letteralmente vuol dire: la Bella Notizia dà Gioia, come scrive S. Giovanni in 15,11: “Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena”,  Francesco riporta le indicazioni necessarie per comprendere di che cosa si tratta.
Così Papa Francesco all’apertura del Convegno di Firenze nel novembre scorso, ha detto ai vescovi e ai laici: “Come pastori siate non predicatori di complesse dottrine, ma annunciatori di Cristo, morto e risorto per noi. Puntate all’essenziale, al kerygma. Non c’è nulla di più solido, profondo e sicuro di questo annuncio. Ma sia tutto il popolo di Dio ad annunciare il Vangelo, popolo e pastori, intendo”.

Perché Evangelizzare?
Perché se non si fa conoscere la Buona Notizia o il primo annuncio=Kerigma, nessuno lo conoscerebbe. È ciò che manca oggi a tante persone, forse a partire già dal secolo scorso, come emerso dai Piccoli Gruppi Sinodali. Per cui è bene farlo comprendere sia al 10% che frequenta le chiese, ma specialmente al 90% che non frequenta e non è quindi in grado di rendersi conto di ciò che Dio ha fatto e continua a fare per l’umanità intera, specialmente in questo Anno Giubilare della Misericordia.

Chi può Evangelizzare?
Se come è stato detto, in passato solo la gerarchia lo poteva fare, ne avevano le capacità e il mandato, oggi si è capito che ogni singolo battezzato è invitato a farlo, perchè ha ricevuto lo stesso mandato espresso da Gesù prima di salire al Padre: “Andate tutti e dite a tutti”.

Cos’è cambiato in questi ultimi anni?
La nostra diocesi nella Settimana Pastorale del 2011, ha detto a noi laici per bocca di don Dianich, che dovremo essere dei responsabili. Ci è stata fatta un’apertura di credito iniziale e illimitata, nel senso che siamo stati incaricati di diventare “corresponsabili” nell’azione pastorale, con la gerarchia, in virtù del battesimo e non abbiamo idea oggi dove lo Spirito ci porterà. È stato un riconoscere in modo formale ciò che Gesù aveva stabilito già 2000 anni fa. Così possiamo veramente sentirci parte integrante e a pieno titolo della Chiesa, come il Vaticano II aveva indicato. Poi nel 2014, siamo stati chiamati a questa corresponsabilità partecipando ai lavori dei Piccoli Gruppi Sinodali e poi nell’Assemblea Sinodale con quasi 250 laici incaricati a dare il loro contributo insieme ai circa 30 preti presenti. Tutto questo ha un significato molto importante, perché va molto al di là della semplice testimonianza a cui eravamo confinati. Questa apertura dà pieno senso al diritto di “cittadinanza” dei laici nella Chiesa come scrive Joseph Moingt nel suo libro: “L’Umanesimo Evangelico” pag 96. E sarà senso pieno di un “tutt’uno”, una stessa Unità in Cristo, come Lui esprime nella sua preghiera in Gv 17,21. Questo consente che si sviluppino due azioni concordate, condivise e in sintonia, una dall’alto, a partire dal Papa e una dal basso, a partire dall’ultimo credente, così la Bella Notizia corre rimbalzando da una parte all'altra come un eco. Darà piena soddisfazione e giuste motivazioni, creando coscienze formate in tanti laici. Questo sarà il nuovo senso della parola: Evangelizzare, cioè annunciare la Buona Notizia.

In fondo la Bella Notizia è far conoscere la grande Misericordia che da sempre Dio usa con ogni uomo, suo figlio amato. Salvandolo per la fede in Gesù Cristo, morto e risorto. Come ricorda una preghiera letta nella Messa di apertura del Giubileo nella nostra parrocchia: “Entrando dalla porta santa in quest’anno giubilare, facciamo memoria del nostro battesimo e invochiamo la misericordia per la nostra salvezza in virtù della risurrezione di Gesù Cristo”.

Concludo con un pensiero tratto da uno scritto di don Bruno Maggioni, biblista su Avvenire del 9-12-2015.
«È il fondamento del cristianesimo che non sta in un modello di virtù stoica, ma nella certezza dell’Amore di Dio più grande di ogni male. Il vangelo di Luca ce lo testimonia con particolare efficacia. Insomma ciò che decide del nostro destino è la Misericordia di Dio, non il nostro essere perfetti… Lui non pretende la nostra conversione. Si limita a ripetere: ti voglio bene, sono pronto a prenderti per mano qui, ora e a sollevarti… Altra denominazione del vangelo di Luca è: “Vangelo della Gioia”. Una gioia diffusa fra la gente come adempimento della promessa di Gesù che chi crede in Lui sarà felice. E la gioia sgorga quando la persona si rende conto che Dio è misericordioso e che ama senza esitazione». 

S. Natale 2015